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martedì 3 marzo 2015

Santa Maria della Passione e dintorni

Il post di oggi non è una passeggiata in pausa pranzo ma il resoconto di una bellissima visita guidata fatta da Gianluca Nazzaro alla chiesa di Santa Maria della Passione e dintorni.

Prima tappa: Santa Maria della Passione
La chiesa di Santa Maria della Passione si trova in via Conservatorio, alle spalle di Piazza San Babila ed è una chiesa del tardo Rinascimento milanese.
Essa sorgeva in aperta campagna sui terreni donati da Daniele Birago: arcivescovo di Mitilene e consigliere ducale sforzesco. La chiesa era affidata ai Canonici Lateranensi.

La costruzione della chiesa parte dalla parte più sacra: tiburio e abside. L'impianto originario è di tipo centrale: un ottagono che si interseca con una croce greca. 
L'ottagono, con i suoi otto lati, simboleggia Maria (l'8 assomiglia ad un fiore, omaggio alla Madonna), mentre la croce greca simboleggia Gesù. In tutta la chiesa troveremo numerosi richiami a queste due figure protagoniste.

Questa prima struttura venne realizzata da Giovanni Battagio: il tiburio e la cupola ricordano la chiesa di Santa Maria delle Grazie, edificata dal Bramante negli stessi anni.

Così come la tribuna di Santa Maria delle Grazie avrebbe accolto i monumenti funerari di Beatrice d'Este e Ludovico il Moro, anche la tribuna di Santa Maria della Passione avrebbe accolto il monumento funerario dei fratelli Daniele e Francesco Birago (oggi trasferito in una cappella laterale).

Il transetto sinistro ospita l'Ultima Cena di Gaudenzio Ferrari mentre il transetto destro ospita la Cappella Taverna con una Deposizione attribuita in un primo tempo a Bernardino Luini e successivamente al meno noto Bernardino Ferrari.
 
Il transetto sinistro, con l'Ultima Cena


Cappella Taverna

la cupola

L'Ultima Cena di Gaudenzio Ferrari

decorazione dell'ottagono centrale, le Sibille

decorazione dell'ottagono centrale, i profeti

il transetto sinistro

l'Altare Maggiore


la Deposizione di Bernardino Ferrari

transetto sinistro, decorazione a grottesche


Cappella Taverna

Cappella Taverna, con lo stemma

Nel 1573, su spinta di Carlo Borromeo, l'edificio venne trasformato per assumere una pianta longitudinate, più adatta alla predicazione. Questa seconda parte, le tre navate e la facciata barocca, venne realizzata dall'architetto Martino Bassi. L'ampliamento la rende la chiesa più grande di Milano, dopo il Duomo. Il completamento della facciata fu avviato dallo scultore Giuseppe Rusnati, ma la parte alta non fu mai portata a termine: per questo, a chi arriva da via Passione, la chiesa appare tozza.

La facciata

In facciata possiamo ammirare alcuni bellissimi bassorilievi marmorei ed altri monumenti: sopra il portone centrale la Deposizione di Cristo e due statue di angeli, sopra i portoni laterali troviamo la raffigurazione di Cristo alla colonna e l'Incoronazione di spine, ci sono anche due lunette che contengono una il profilo di Maria e l'altra di Gesù. Ai lati infine ci sono le statue di San Carlo Borromeo (a sinistra) e San t'Antonio da Padova (a destra). Quest'ultimo è raffigurato in quanto, prima dell'incontro con San Francesco e successivo "cambio" di ordine, faceva parte dei Canonici Lateranensi. Una piccola curiosità: Sant'Antonio da Padova, in Spagna è noto come Sant'Antonio da Lisbona in quanto nativo di quella città (morì invece a Padova).

San Carlo Borromeo






La navata centrale ha una volta a botte mentre le due navate laterali hanno la volta a crociera. 



In ogni navata laterale si aprono sei cappelle. Tra queste citiamo alcune opere notevoli: il Digiuno di San Carlo Borromeo di Daniele Crespi, l'Annunciazione e l'Assunzione di Daniele Peterzano.












il Digiuno di San Carlo Borromeo (Daniele Crespi)






L'Annunciazione (Peterzano)

Deposizione di San Tommaso Becket (Giuseppe Vermiglio)

Questa chiesa ospita due bellissimi organi, voluti per consentire l'accompagnamento dei due cori tipici del canto ambrosiano. L'organo di sinistra è un Antegnati.

Da citare, infine, le particolari acquasantiere barocche: rappresentano la lotta tra il bene (l'acqua santa) ed il male (due seprenti scolpiti).

Seconda tappa: la Sala Capitolare
Dalla chiesa si accede ad uno dei locali originari del convento dei Canonici Lateranensi: la Sala Capitolare. La Sala capitolare è il luogo in cui si riuniva ogni giorno la comunità monastica per leggere un capitolo della regola monastica (la più famosa è quella di San Benedetto).
La sala è decorata da un ciclo pittorico di Ambrogio Bergognone con tavole (Cristo e gli apostoli) e affreschi (Santi e papi appartenenti all'ordine dei canonici lateranensi nelle lunette; grottesche e cielo stellato nella volta).



















Terza tappa: Conservatorio musicale Giuseppe Verdi
L'attuale Conservatorio Musicale Giuseppe Verdi viene fondato nel 1803 ed ospita 36 studenti (24 maschi e 12 femmine). Con la parola Conservatorio si intende un'istituzione analoga agli orfanotrofi: si accolgono gli orfani per toglierli dalla strada, si fornisce loro un'istruzione e si insegna un mestiere. Qui si insegnavano le arti musicali da cui l'aggettivo Musicale. Il conservatorio di Milano è passato alla storia per non aver ammesso agli studi Giuseppe Verdi, nel giugno 1832. La commissione lo considera infatti troppo anziano (ha 18 anni e 14 è l'età massima consentita per l'ammissione) e lo accusa di avere un'errata tecnica nella postura della mano. Come se non bastasse è anche straniero, poiché proviene dal ducato di Parma.

Quarta tappa: Casa Campanini
La Casa Campanini fa parte a pieno titolo del percorso del Liberty a Milano. Il palazzo venne edificato tra il 1904 e il 1906 dall'architetto Alfredo Campanini, per diventare la residenza dello stesso. Le Cariatidi in cemento all'ingresso sono un chiaro omaggio alle Cariatidi di Palazzo Castiglioni.