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venerdì 5 dicembre 2014

Piccole scoperte tra Duomo e San Babila



Piazza Duomo a Milano è un classico, intorno ad essa però ci sono tante altre piccole cose interessanti, note e meno note. Oggi il percorso si è snodato tra alcune di queste "piccole meraviglie" sparse tra Piazza Duomo e Piazza San Babila. Questo percorso si svolge in quello che, in epoca medioevale, era il Sesitere di Porta Orientale.

Prima tappa: Piazza Duomo
A Milano c'è il Duomo, il monumento più famoso e caratteristico della città. Bellissimo, racchiude anche qualche curiosità tra le sue innumerevoli statue e guglie. Ad esempio la Statua della Libertà o un piccolo dinosauro (il drago Tarantasio secondo la leggenda).


facciata del Duomo, la Statua della Libertà
facciata del Duomo il dinosauro

uno dei caratteristici doccioni del Duomo

In centro a Piazza Duomo sorge un monumento poco amato dai milanesi: anzituttto per la storia della realizzazione della piazza che portò alla distruzione di interi quartieri e poi per il suo aspetto. 
La realizzazione di Piazza del Duomo risale ad Azzone Visconti che fece creare uno spazio per le attività mercantili (piazza dell'Arengo) tra le basiliche di Santa Tecla e Santa Maria Maggiore. Per la realizzazione di questo spazio fece abbattere tutte le botteghe nei pressi della cattedrale. Successivamente ci furono altri ampliamenti di questo spazio e in epoca napoleonica si arriva all'abbattimento di due edifici il Coperto dei Figini e l'isolato del Rebecchino, un intero rione.

Il monumento equestre fu realizzato dallo scultore italiano Ercole Rosa su commissione del re Umberto I e rappresenta il re mentre guida i soldati nella battaglia di San Martino. La scultura soprastante in bronzo raffigura il sovrano nell'atto di frenare il suo cavallo che comunque poggia su tutte e 4 le zampe. Questo atto di "frenare" unito alla scelta poco ardita per la posa del cavallo (che sta appunto sulle 4 zampe), lo ha reso poco amato.

Seconda tappa: il forno delle grucce
dietro il Duomo e all'imbocco di Corso Vittorio Emanuele ci troviamo nel pieno del mondo manzoniano: è questo il percorso che fece Renzo per entrare a Milano. In questo punto in partcolare sorgeva il cosiddetto "forno delle grucce" (in milanese "prestin di scansc") dove ci fu la rivolta del pane narrata nel romanzo.


Terza tappa: Piazza Fontana
San Bernardino alle Ossa, da Piazza Fontana
In questa piazza sorge la fontana del Piermarini a cui prende il nome. Si tratta della prima piazza pubblica della città. Fu inaugurata nel 1782. La struttura è a tre vasche sovrapposte ed è ornata con due figure di sirene in marmo di Carrara. Le due sirene furono amichevolmente soprannominate dai milanesi "le teodolinde": anzitutto per il loro aspetto "robusto" e poi per la loro acconciatura a trecce che rimandava vagamente all'iconografia delle popolazioni vichinghe.
una Teodolinda



Piazza Fontana è tristemente nota anche per l'attentato alla Banca dell'Agricoltura del 12 dicembre 1969. Una targa, posta sul palazzo oggetto dell'attentato, ricorda l'episodio e le vittime. Altre lapidi invece dimostrano quanto sia ancora viva la ferita di questa strage e soprattutto quanto la lettura ufficiale dei fatti sia diversa dal sentire dei cittadini: si tratta delle due lapidi poste di fronte alla banca e dedicate alla morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli.


la targa ufficiale

la targa posta dalla cittadinanza

Un altro episodio curioso è legato a questo luogo. Qui un tempo sorgeva la Scuola dei Raccomandatari, un ente religioco che aveva lo scopo di promuovere il culto mariano. Questa scuola aveva un proprio altare con una pala raffigurante quattro Marie:la Vergine, Maria di Cleofa, Maria Salomè e Maria di Magdala detta Maddalena. Vicino a questa scuola era sito anche il suo forno, che offriva pane, ceci e vino ai poveri. La distribuzione era gratuita, ma seguiva un preciso rituale: gli adepti, detti anche elemosinari, andavano alla ricerca dei mendicanti per distribuire loro gettoni metallici che recavano sul conio le quattro Marie. Le “monete” dovevano essere utilizzate come contromarca per ottenere dal forno cibo e bevande.
Il forno era sovrastato da una balconata, al centro della quale era posta una nicchia contenente un affresco con la Madonna. È probabile che, per rispetto a quell’immagine, nell’insegna del forno e nelle monete metalliche, siano rimaste solo le tre Marie minori. Ecco, quindi, il perché del passaggio dalle Quattro alle Tre Marie.


Quarta tappa: Piazza Cesare Beccaria
per arrivare in questa piazza costeggiamo il Palazzo del Capitano di Giustizia oggi sede del Comando centrale della Polizia Locale di Milano. Il palazzo fu la principale sede dell'amministrazione della giustizia a Milano per circa tre secoli, dal XVI al XIX, durante le dominazioni spagnole ed austriache. Il Capitano di Giustizia era infatti, fin dall'epoca medioevale, la figura che sovrintendeva all'ordine pubblico della città. Questo fu il terzo Palazzo di Giustizia di Milano: il primo fu il Palazzo della Ragione o Arengario (Piazza dei Mercanti), il secondo il Palazzo dei Giureconsulti (Via Mercanti), il terzo il Palazzo del Capitano di Giustizia (in Piazza Beccaria) e il quantro è l'attuale in largo Augusto.
 
Palazzo del Capitano di Giustizia

In questa piazza si trova il monumento a Cesare Beccaria.



Quinta tappa: la Walk of Fame
In Largo Corsia dei servi, al civico 21, si trova la "Walk of Fame" meneghina. Proprio come ad Hollywood, anche a Milano esiste un percorso dove alcune celebrità hanno lasciato le loro impronte e il loro autografo. Infatti l’edificio antistante era sede dal 1984 del settimanale TV Sorrisi e Canzoni, poi trasferitosi alla Mondadori di Segrate, organizzatore de la “Notte dei Telegatti” (il gran premio internazionale dello spettacolo). I vincitori della versione degli Oscar all’italiana lasciavano le proprie impronte e l’autografo su un calco, che veniva successivamente trasformato in lastra e  posizionato sul pavimento della galleria. I nomi sono i più vari e tutti hanno contribuito alla storia della TV e del cinema italiano o internazionale, da Michael Douglas a Sylvester Stallone, Sharon Stone a Sandra Mondaini. L’ultima mattonella risale al 2004, anno in cui la manifestazione si è trasferita a Roma (e si è interrotta nel 2008)





Purtroppo questa "chicca" milanese non è assolutamente valorizzata: una buona parte è stata inglobata nella veranda di un bar mantre il resto è lasciato in balia degli elementi (vedi ad esempio la lastra di Sidney Poitier, rotta).



Sesta tappa: le terme erculee
Proseguendo per Largo Corsia dei Servi torviamo i (pochi) resti delle antiche terme erculee di epoca romana.

Le terme Erculee erano le più grandi terme dell'antica città di Mediolanum. Vennero erette tra la fine del III secolo e l'inizio del IV dall'imperatore Massimiano Erculio, da cui prendono il nome.

Andarono probabilmente distrutte durante le invasioni barbariche o nel 1162, quando l'imperatore Federico Barbarossa fece radere al suolo la città.



Settima tappa: San Vito in Pasquirolo
Infine possiamo ammirare la chiesetta di san Vito in Pasquirolo: sorge oggi al centro di un caotico, ampio cortile moderno realizzato con le demolizioni postbelliche, che se non altro hanno in parte ricreato il prato del "piccolo pascolo" (pasquirolo) da cui aveva preso il nome la zona. Dopo essere rimasta chiusa per un trentennio, la chiesa è stata di recente restaurata e riaperta, ed oggi è officiata con rito ortodosso.



Ottava tappa: San Carlo al Corso
Se da Largo Corsia dei Servi ci spostiamo nel più famoso Corso Vittorio Emanuele, possiamo ammirare la chiesa di San Carlo al Corso.

Costruito in sostituzione della chiesa medievale di Santa Maria dei Servi, sede milanese dell'ordine dei Serviti, l'edificio attuale è un bell'esempio di stile neoclassico, ispirato al Pantheon romano. L'architetto fu il monzese Carlo Amati (1832), autore anche del progetto definitivo della facciata del Duomo.
La nuova chiesa fu realizzata in ringraziamento della cessazione di un'epidemia di colera, e dedicata a San Carlo Borromeo, il grande vescovo milanese, che si era occupato delle grandi epidemie di peste del XVI secolo.



Nona tappa: San Babila e la Colonna del Leone
alla fine di Corso Vittorio Emanuele si apre Piazza San Babila. Qui sorge la basilica collegiata prepositurale di San Babila, conosciuta più semplicemente come San Babila. 

Presso la basilica hanno avuto origine, con il concorso dei suoi Canonici, le gloriose «Cinque Giornate di Milano»: da qui i cittadini mossero verso il Palazzo del Governo in Corso Monforte (attuale sede della Prefettura) per ottenere la costituzione della guardia civica. La barricata di San Babila fu una delle più attive e la vicina Porta Orientale fu la prima sulla quale fu issata la bandiera tricolore.
Davanti alla basilica sorge la Colonna del Leone.

La leggenda vuole che questo leone sia il bottino di guerra di un fallito tentativo di conquista di Milano da parte dei veneziani.
Si narra infatti che una notte l'esercito veneziano, appostato appena fuori le mura, stesse preparando un attacco notturno per cogliere di sorpresa i milanesi, per impedire loro di organizzare una difesa adeguata.
Quando fu il momento di sferrare l'attacco le vedette udirono un rumore che sembrava un rullo di tamburi. Temendo di essere stati scoperti, sospesero l'avanzata e mandarono una pattuglia in avan scoperta.
In realtà il suono udito dal nemico proveniva dalla bottega di un ignaro panettiere che setacciava la farina per preparare l'impasto.  Insospettito dai rumori, il prestinee si accorse del pericolo e chiamò a gran voce le guardie cittadine.
I milanesi scesero prontamente nelle strade e all'invasore non rimase altro da fare che darsela a gambe lasciandosi alle spalle, tra le varie cose, anche un leone di pietra, simbolo dell'Evangelista San Marco, patrono di Venezia.

Decima tappa: il grattanuvole

La torre Snia, alta 60 metri per 15 piani, è stato il primo, e per 14 anni il più alto, grattacielo di Milano. Fu costruito nel 1937 su progetto dell'architetto Alessandro Rimini, seguendo la vasta opera di urbanizzazione che ebbe la piazza durante il ventennio fascista con il nuovo piano regolatore di Cesare Albertini. L'edificio fu soprannominato "Il grattanuvole".



Undicesima tappa: I monti, i laghi, i fiumi di Lombardia

La fontana fu realizzata nel 1997 dall’Arch. Luigi Caccia Dominioni e donata dall’Ente Fiera. Ha una simbologia importante che si collega all’acqua e alla gestione della stessa nel territorio lombardo. 
La fontana è stata sempre criticata dai milanesi che l’hanno soprannominata “budino” o “panettone” o addirittura scopett del cess.



Dodicesima tappa: il scior Carèra
Il Scior Carera è il nome popolare attribuito ad un'antica scultura romana, che si trova sotto i portici di corso Vittorio Emanuele, nota anche come Omm de preja (uomo di pietra). Si tratta di un rilievo in marmo che risale al III secolo, raffigurante una figura maschile. Sotto il rilievo è stata inserita un'epigrafe incisa in latino: Carere (da cui il nome Carera) debet omni vitio qui in alterum dicere paratus est (traduzione: "Deve essere privo di ogni colpa chi è pronto a parlare contro un altro").



Tredicesima tappa: Piazza Liberty
Possiamo ammirare in piazza Liberty uno strano palazzo moderno con "innestata" una facciata in stile liberty. La facciata era originariamente posta sull'Hotel del Corso che ospitava il teatro Trianon, affacciato su Corso Vittorio Emanuele. L'edificio venne colpito durante i bombardamenti della Seconda guerra mondiale e andò distrutto. la facciata, recuperata, fu posta sul nuovo Palazzo dell'Assicurazione.



 
Quattordicesima tappa: San Raffaele
A Milano esistevano quattro chiede sedicate agli arcangeli e poste a protezione della cattedrale di S. Maria: S. Uriele, S. Michele, S. Gabriele, S. Raffaele. Di queste rimane solo la chiesa di San Raffaele nell'omonima via e l'effige dell'Arcangelo Gabriele sulla cima del campanile di san Gottardo.

campanile di San Gorratdo con l'Arcangelo Gabriele




mercoledì 30 luglio 2014

Da piazza Cadorna a Largo Cairoli




Prima tappa: Santa Maria delle Grazie
Da piazza Cadorna passiamo per Santa Maria delle Grazie, famossissima grazie al Cenacolo di Leonardo. 

Santa Maria delle Grazie

A quest'ora la chiesa non è accessibile per cui mi limito ad entrare nel chiostro piccolo.
Santa Maria delle Grazie, il chiostro piccolo

il chiostro e la fontana
 Di fianco ad essa, su Corso Magenta, c'è Casa Atellani, cortigiani di Ludovico il Moro. Le stanze sono affrescate da Bernardino Luini.
Casa Atellani, la facciata


Casa Atellani, il cortile
Anche la casa non è accessibile per cui mi accontento della facciata (rifatta dall'architetto Piero Portaluppi nel 1922) e il cortile.

Seconda tappa: Palazzo Litta 
Percorrendo Corso Magenta si arriva a Palazzo Litta

Palazzo Litta, la facciata

Terza tappa: San Maurizio al Monastero Maggiore
Quasi di fronte a Palazzo Litta si trova la bellissima chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore, un tempo sede del più importante monastero femminile della città. La chiesa è interamente decorata con un ciclo di affreschi di scuola leonardesca, e viene indicata coma la "Cappella Sistina" di Milano o della Lombardia.


San Maurizio al Monastero Maggiore, la facciata


il tramezzo che divide la parte pubblica da quella riservata alle monache

aula dei fedeli, particolare del tramezzo

Cappella di Santa Caterina d'Alessandria



La chiesa, che comprendeva anche una cripta, oggi inserita nel percorso di visita del museo archeologico, fu concepita divisa in due parti, un'aula anteriore, pubblica, dedicata ai fedeli ed un'alula più grande, posteriore, riservata esclusivamente alle monache del monastero. Le monache non potevano in alcun modo oltrepassare la parete divisoria; le porte di comunicazione fra le due aule furono aperte solo successivamente alla soppressione del convento, nell'Ottocento. Esse potevano assistere allo svolgersi della funzione, che veniva officiata nell'aula dei fedeli, attraverso una grande grata posta nell'arcone sopra l'altare. A tale scopo nella chiesa conventuale il livello del pavimento è più alto di circa mezzo metro rispetto all'aula pubblica. La grata, che un tempo occupava tutto l'arco al di sopra dell'altare, fu ristretta alla fine del Cinquecento su ordine dell'arcivescovo Carlo Borromeo, per rendere più rigido il regime claustrale. Al suo posto fu collocata la pala d'Altare con L'adorazione dei magi oggi ancora in loco.

aula delle monache, l'organo

aula delle monache, il soffitto affrescato







Il Diluvio Universale, particolare: un neonato con la barba ?





aula delle monaxhe, il leggio e il coro

il matroneo



L'impresa maggiore fu finanziata dalla potente famiglia dei Bentivoglio, cui appartenevano Alessandro, governatore di Milano e figlio del Signore di Bologna Giovanni II Bentivoglio, e della moglie Ippolita Sforza, figlia del Duca di Milano Ludovico il Moro. Quattro delle loro figlie furono destinate al convento di san Maurizio, e Alessandra ne fu per sei volte badessa. La commissione fu affidata all'artista maggiormente apprezzato dall'aristocrazia milanese del tempo, Bernardino Luini, che raffigurò i membri del casato Bentivoglio e la badessa Alessandra in vari affreschi a fianco dei santi patroni del convento.

La torre campanaria ingloba una delle torri delle antiche mura romane.



Quarta tappa: le terme imperiali
In via Brisa si trovano i ruderi delle terme imperiali romane. Esse erano parte del Palazzo Imperiale ed erano le terme private dellimperatore (quelle pubbliche, dette anche terme erculee erano nell'attuale Corsia dei Servi)
le terme imperiali

le terme imperiali

All'angolo tra via Brisa e via Meravigli si trova la storica Pasticceria Marchesi
la pasticceria Marchesi
 
Quinta tappa: Santa Maria alla Porta
Breve puntata alla chiesa di Santa Maria alla Porta. Purtroppo la chiesa non è accessibile per cui solo uno sguardo alla facciata:
Santa Maria alla Porta, facciata



Sesta tappa: Santa Maria della Consolazione 
Detta anche Santa Maria al Castello o Madonna del Castello per la sua vicinanza al Castello Sforzesco è una piccola chiesa situata in Largo Cairoli, al termine della via San Giovanni sul Muro e di fronte al Teatro dal Verme.


 Alla fine, rientro in ufficio da Cairoli.